Series II Band 3 · No. 59.

MICHEL ANGELO FARDELLA AN LEIBNIZ

Padua, 30. Mai 1696. [10.61.]

Italian

als Vermittler in der Angelegenheit hinzuziehen wollte. Ob und wann Leibniz das Paket durch Daniel Mairs Vermittlung jemals erhalten hat, ist unklar. Daß sich in der Leibniz-Bibliothek in Hannover ein Exemplar des unten erwähnten Buches von Montanari, mit einem Zahleintrag wohl von Leibniz' Hand auf dem Titelblatt, befindet (Sign. N-A 949), könnte für einen späteren Erhalt des Paketes sprechen. Allerdings fragt Fardella noch am 22. Mai 1697 bei Leibniz nach dem Verbleib der Sendung (N. 115).

Am 27. Juni (I, 12 N. 423) bedankt sich Leibniz bei Magliabechi für seine Ankündigung (in I, 12 N. 219 vom 14. Januar 1696) von Fardellas geplanter Publikation Animae humanae natura ab Augustino detecta und läßt ihm Grüße ausrichten. Unser Brief scheint ihm zu diesem Zeitpunkt noch nicht vorgelegen zu haben. Ob Leibniz Fardella direkt antwortet oder ob er am 27. Juni 1696 mit I, 12 N. 423 über Magliabechi indirekt auf unseren Brief reagiert, ist unklar; vgl. die Einleitung zu N. 69.

Illmo Sigre, Sigre Mio Padron Colmo

Nel mese di Novembre passato consegnai ad un certo Giovane Ottavio Bonarti, un fagottino diretto a V. S. Illma, con alcuni manuscritti rari dell'Antichità, e famiglie di Padova, che mi furono donati dall'Eccmo Sigre Marsilio Pappafava, oltre di ciò vi erano alcune mie piccole stampe con certi libretti italiani, e spagnuoli, e fra gl'altri il trattato del Turbine del Sigre Montanari, e finalmente una mia lunghissima lettera, in cui le davo parte del mio stato. Questo fagottino doveva essere consegnato in Vienna agl'Illmi Tiepoli Nobili Veneti, che nelloro passaggio per costì m' havevano promesso di consegnarlo a proprie mani di V. S. Illma. Or quando stimavo che V. S. Illma havesse ricevuto tutto con sommo mio dolore seppi che il fagottino era rimasto in Germania, nella Città di Salisburgo in una Osteria, collocato in un cassettino, ove si trova presentemente, lasciato in pegno con certe altre sue robbe da una Donna, che viaggiava in compagnia di quel Giovane, il di cui Padre m' hà oggi consegnato una lettera, che io la trasmetto a V. S. Illma, scrivendo ad un Conte suo Padrone, acciò consegni il fagottino a chi ordinarà V. S. Illma, come potrà intendere dalla lettera qui inclusa, che se le manda a sigillo volante. Se V. S. Illma stima a proposito ricuperare queste scritture potrà valersi dell'inclusa, e con l'autorità di Sua Altezza otterrà tutto con facilità.

Con l'occasione che si è fatto il processo d'una certa Beata Elena Anselmini discepola di Sant'Antonio di Padova, sono venuto in cognitione del'Istoria dell'Ongarello, che doppo anni quattro di ricerca, non hò potuto mai trovare, benché mi fosse stato promesso da molti con sicurezza, e finalmente per mezzo dell'Illma Rozini Monaca nel Monasterio della Beata Elena, hò ricevuto questa mattina l'Ongarello, che conserva nella sua libreria l'Eccmo Pappafava di San Francesco il grande, è scritto in foglio, di buon carattere, e voluminoso. Mi è stato consegnato con ordine di restituirlo in termine di quattro giorni vivendone gelosissimo il Cavaliere, per essere qui rarissimo. Io penso oggi sciogliere il libro, dividerlo in molte parti per farlo subito copiare da sei Scrittori, che così n' haverò presto la copia, e subito le la trasmetterò coll'indrizzo che V. S. Illma mi scriverà, perciò attendo i suoi ordini consolatissimo d' havere doppo tanta sollecitudine trovato questo tanto bramato Ongarello, acciò V. S. Illma conosca che non posso scordarmi de' suoi stimatissimi comandi ne dell'infinite obligationi, che le professo. In queste Vacanze dello Studio pensavo mettermi in viaggio per costì coll'unico oggetto di rivederla, però non me l' hà permesso l'impegno che hò di stampare un mio volume, il di cui titulo sì è Animae Rationalis Natura, Democrito, Platoni, Aristoteli, aliisque Philosophis *ignota, ab Augustino prospero eventu detecta in libro de Quantitate Animae, seu Augustinus de Quantitate Animae notis et dissertationibus illustratus*. Questa opera è desiderata principalmente in Roma per il vigore che sempre più prende in Italia l'empia dottrina d'Epicuro intorno alla mortalità dell'Anima. Dio sà quanto sospiro riverirla, e di presenza ringratiarla delle molte gratie che V. S. Illma m' hà compartito, che allora per le circostanze infelici del mio stato, fui in necessità di rifiutare, benché il mio cuore sia stato sempre l'istesso senza veruna alteratione. Priego V. S. Illma non scordarsi di me, e persuadarsi che conservo gratissima memoria del distintissimo beneficio che ella m' haveva già offerto, e che senza fallo l' haverei ricevuto se mi fossi allora trovato Prete secolare come mi trovo adesso destinato ad insegnare in questo studio. Attendo con impatienza sue risposte fra tanto sarà copiato l'Ongarello. Se qui posso servirla in qualche cosa, la priego comandarmi con libertà, asseverandosi che quanto venero il suo incomparabile, e profondo sapere altro tanto vivo innamorato del suo soavissimo, ed innocentissimo costume, e mentre haverò vita sempre mi ricordarò de' suoi favori. Il Sigre Magliabechi m' hà scritto che ella hà dato alla luce vari opuscoli, li vederei volintieri per mio profitto, e divotamente inchinandola mi resto

Di V. S. Illma Umilmo, Obligmo, Cordmo Sre vero Michel Angelo Fardella

Padova 30 maggio 1696

L'inclusa lettera è scritta dal Padre del figliolo huomo idiota, però confidentissimo Del Sigre Conte che sà dove si trova il fagottino.