Series II Band 3 · No. 115.

MICHEL ANGELO FARDELLA AN LEIBNIZ

Padua, 22. Mai 1697. [78.118.]

Italian

Illmo Sigre, Sigre, mio Padron Colmo

È Am Kopf der Seite von Leibniz' Hand: respondi molto tempo che non ricevo la consolatione di qualche risposta di V. S. Illma, doppo haverle scritto più volte, dubito che le mie si sieno smarrite, quel che più mi turba si è, il non havere saputo finora nulla del ricapito d'un mio piego del settembre passato, che fù da me consegnato al Sigre Mendelino, insieme con un fagottino, ove vi era un manuscritto in foglio dell'Ongarelli, e l'opera del Sigre Della Scala della Phlebotomia damnata. Tutto ciò fù consegnato dal Sigre Mendelino ad un Gentiluomo della fameglia della vecchia Principessa nel suo passagio per Venetia. Molto mi dispiacerebbe che si fosse smarrito l'Ongarelli, che lo trovai con tanto stento, e lo feci copiare all'infretta. Se V. S. Illma mi havesse assicurato del ricapito di questo manuscritto, l' haverei a questa ora mandato una copia del Vergerio. Da Venetia sono stato pregato di fare diligenza, se qui si trovassero i manuscritti del Petrarca, e del Tomasini, ove sono delle cose appartenenti alla casa d'Este. Hò contratta confidente Amicitia col Sigre Conte Bertolo, Consultore di stato, da questo potrei ricevere la bramata notitia di quel che riguarda le scritture del Monastero delle Carceri, che si trovano in Segreta, ove il Sigre Conte per i publici interessi dimora una gran parte del giorno, perciò la priego avvisarmi il bisogno, che farò tutto per servirla. Già sono entrate le nostre vacanze, ed io incessantemente m'affatico per terminare il mio libro sopra Sant'Agostino, e presentemente scrivo sopra la natura dell'Unità, di cui Agostino sottilmente ed alla platonica ragiona nel suo dotto libro de Vera Religione. Per Settembre penso, a Dio piacendo, fare un viaggio per coteste parti, ed haverò un gran contento di rivederla, e piacesse a Dio, potessi incontrare la fortunata occasione che ella un tempo m'offeri per l'Accademia di Volfembutel, o quanto volintieri la riceverei, ora che sono in mia libertà, e che senza pregiuditio del mio onore, nessuno potrà sospettare di Fuga, o che il bisogno m' havesse indotto ad abbandonare l'Italia, o pure l'uscire dal Chiostro trovandomi Prete secolare, Professore dello Studio di Padova, con speranza d'ottenere presto la prima catedra di filosofia, occupata dal Conte Rinaldini. Se V. S. Illma vedesse il mio cuore, vederebbe l'egualità e costanza de' miei sentimenti e s'assicurarebbe, che lo stato in cui allora mi trovava, mi fù di grandissimo impedimento ad eseguire, quanto sempre hò havuto nell'animo. La priego umilmente non scordarsi di me, ed assicurarsi, che sempre mi ricordarò delle sue pretiosissime gratie, conservandone una memoria grata e costante. Non sò nulla de' manuscritti rimasti in Salisburgo, ne desiderarei qualche notitia. Nella mia Opera che stamparò, stenderò l'idea che V. S. Illma mi comunicò in Venetia sopra l'ordine e costitutione delle cose, e la priego di scrivermi qualche altro suo pensiero circa la natura dell'Unità, e della vera notione della Sostanza, per stabilire con magiore forza l'immortalità dell'Anima. Il Sigre Abbate Merenzi direttore degli Eccmi Tiepoli divotamente la riverisce, ed io profondamente inchinandola inalterabilmente mi protesto

Di V. S. Illma Umilmo, Obligmo Cordmo Sre vero Michel Angelo Fardella

Padova 22 Maggio 1697.