Series II Band 2 · No. 95.

MICHEL ANGELO FARDELLA AN LEIBNIZ

Venedig, 18. Dezember 1690. [101.]

Italian

Illumo Sigre, mio sigre, signore sempre colendmo

Nessuna cosa più ansiosamente bramavo, quanto ricevere qualche avviso del felice arrivo costì, ed ottima salute di V. S. Illuma, e pure il mio destino è stato così infelice, che la prima sua lettera smarritasi non la ricevei, la seconda dettata nel passato settembre, non mi capita, che verso la metà di decembre, mese per me molto fortunato, per l'eccessiva consolatione, che oggi ricevo da suoi benignissimi, ed affettuosi caratteri, in cui vi rimiro ritratta la soavità, e cortese generosità del suo Animo, che non isdegna la mia debole servitù, e si mostra cotanto interessato del mio bene, di che le ne rendo infinite gratie, confessandomi sommamente obligato alli suoi pretiosissimi favori. Io però la posso assicurare, che col pensiero riverente, ed ossequioso, e coll'intimo del mio cuore l 'hò sempre riverito, e visitato, come anche in tutte l'occasioni fattane mentione con miei Amici, venerandola come la vera Idea de' letterati, in cui l'eminenza dell'Ingegno gareggia colla pietà del costume, che incanta chiunque hà la fortuna di conoscerla.

Gratie a Dio io la passo con buona salute nell'istessa Casa ove V. S. Illuma mi lasciò, però coll'Animo molto turbato, e la coscienza agitata, non potendo in Roma nulla ottenere a mio prò, opponendosi fieramente la mia Religione, e la Corte al mio pretismo, volendomi obligare a vivere nei medesimi Chiostri, ove mi trovo, e per raddolcirmi e maggiormente lusingarmi mi offeriscono la terza volta la Catedra della Teologia in Roma, però i miei motivi sono molto differenti, aspirando tutti i miei pensieri alla quiete interna, e ad una vita ritirata, tranquilla, e lontana dallo strepito del Chiostro, ove la vera, e soda Pietà non regna, ma solamente l'Ippocrisia ed una simulata santimonia vi albergano. V. S. Illuma è già informata de' miei interessi, ed abastanza comprende la mia disgratia, perciò imploro la sua potente protettione, e la priego consigliarmi, ed aiutarmi acciò possa colle giuste misure risolvere tutto con prudenza e maturità, non trovando qui Persona a cui con confidenza, e libertà potessi aprire il mio cuore. Questa molestia d'animo però non impedisce, che non faccia quanto posso per perfettionare le mie meditationi, ed adoperare il mio piccolo talento a prò di questi Giovani nobili, che finalmente mi hanno necessitato a publicare alcune mie operette, ove si contengono due Metodi universali e facili per illuminare, e guidare allo studio della vera, e soda litteratura la Gioventù italiana per lo più in preda di Maestri ciechi, ed immersi nelle tenebre d'una miserabile, ed abbominevole Scholastica. La supplico compatirmi se in molte occasioni mi sono preso la libertà di fare mentione della sua degnissima Persona in queste mie stampe, dovendo io molto ai lumi grandi, che essa con tanta bontà mi comunicò qui in Venetia, che confesso con ogni sincerità, che la sua pretiosa conversatione mi servì d'un gran stimolo, e svegliatoio per coltivare magiormente i miei pensieri, e purgare la mia Mente da pregiuditii, includo perciò qui i frontispizi dell'uno, e l'altro Metodo, e colla prima commodità le mandarò i primi due tomi, che sono già fuori del torchio.

La mia lettione di ier la sera fù l'ingegnosa, e sottilissima sua speculatione circa la proportione del Quadrato del diametro all'area del Circolo, spiegata meravigliosamente coll'infinita serie de' Rotti in continua proportione armonica, essendomi provisto dell'Atti di Lipsia, affine di leggere le sue nobili, e rare inventioni da me infinitamente stimate. Intorno alla sua dotta Ipotesi per stabilire una fruttuosa e reale Metafisica ci hò fatto tutta la riflessione possibile, e quanto più vi hò pensato, tanto più mi hà piacciuto. Il Leibniz hat zum Text Il maggiore intoppo bis somigliante a Dio bemerkt: Non admitto Necessitatem fatalem sed tantum infallibilem certitudinem, et determinatam nobis licet ignorantibus futurorum contingentium veritatem, quae negari non potest nisi praescientia etiam divina negetur. Porro quicquid in rebus perfectionis est, id non nudae divinae praescientiae, sed etiam praeordinationi subjacet, atque ejus operationi debetur. Neque divina neque humana libertas pendet a quadam indifferentia pura, seu facultate agendi praeter rationem inclinantem. Sed quanto quisque perfectius secundum rationem operatur tanto est liberior; itaque in usu rationis vera nostra libertas divinaeque libertatis imago consistit, tametsi rationes nos non necessitent sed inclinent. maggiore intoppo, che hò, è il vedere che secondo questi principii quanto accade nell'Universo tutto sarebbe fatale, e necessario, la nostra Mente senza libertà condotta più tosto, e strascinata dalla Prescienza, e predeterminatione di Dio, nessuna forza d'operare haverebbe, né in se stessa portarebbe scolpita l'immagine della divina libertà, che la rende più d'ogni altra cosa somigliante a Dio. Coll'Ordinario vegnente mi spiegarò con più chiarezza, non havendo adesso tempo di farlo, per le mie molte occupationi. Il Giuditio che V. S. Illuma fà del dottissimo libro del Sigre Eugenio intorno alla natura della Luce, maggiormente mi invoglia a leggerlo, e sono già tre mesi, che l'aspetto d'Olanda. La priego darmi parte de' suoi studi presenti, come anche di fare in maniera, che possa ricevere subito senza tanta dimora le sue risposte, mentre che io consegnarò le mie al Sigre Mendelin con cui mi abboccarò oggi. Mi comandi con libertà e s'assicuri che mentre haverò fiato, sarò sempre con un profondo rispetto di

V. S. Illuma Umilmo, Affettmo, Portamo Sre Michel Angelo Fardella

Venetia 18 Decembre 1690.