Series II Band 2 · No. 173.
MICHEL ANGELO FARDELLA AN LEIBNIZ
Padua, 25. September [1692]. [171.177.]
Illumo Sigre, mio Sigre, Padron Colendmo
L'altro giorno incontrandomi casualmente con il Sigre Mendelino hebbi notitia, che qui era capitato l'Abbate Stefani, che vive al servitio di cotesto Principe. Questo av[v]iso mi pervenne tardi trovando il Sigre Abbate in punto di partirsi, non havendo havuto tempo di mettere insieme alcune scritture per inviarle a V. S. Illma attendendo dal Sigre Marchese del Pozzo, che si trattiene in Verona, l'Ongarello con alcune altre notitie circa la Casa Estense, solamente gli consegnai le due Gallerie del Marino, con un Fulvio Testi, che mi furono da essa richieste, a cui aggionsi un libretto per li Bombisti, nuovamente pubblicato dal Sigre Alberghetti, come anche alcune mie tesi, sostenute molti anni sono dal Sigre Rozzini Nepote del Sigre Procuratore Rozzini, acciò V. S. Illuma conosca con quanta buona volontà, ed attentione hò istruito questa Nobiltà, attaccandomi sul principio alla Filosofia cartesiana non ostante il fremito de' Scolastici, che non volevano ascoltare che il solo Aristotile. Mi sono informato dall'istesso Sigre Abbate Stefani della qualità di cotesto Clima, e dell'Illustre Accademia di Volfembutel, e ne sono rimasto contentissimo, havendomi confermato, quanto essa mi accennò nell'ultima sua, il che mi hà magiormente animato a sollecitare il mio viaggio, e fare tutto per indurre alcuni Giovani nobili di questo Dominio a portarsi in una Accademia favorita con speciale protettione da un Principe, non meno potente, che letterato, ove coll'insegnamento delle più belle arti cavaleresche si coltivano a meraviglia l'ingegno, ed il costume. Il Sigre Abbate mi hà detto tanto bene di cotesto Paese, havendomi interamente capacitato dell'ottima Morale, e soavissima indole di cotesta Gente, che sospiro il fine di questo reggimento, per eseguire quanto hò promesso, e fermamente deliberato, piangendomi il cuore di dovere ancora passare l'inverno qui, e mi creda, che non abadarei alli rigori del freddo, e mi partirei subito, se gl'onesti motivi, che nelle mie passate l' hò esposto, non m'obligassero a trattenermi qui questi altri pochi mesi.
Vorrei sentire il parere di V. S. Illuma circa l'origine dell'Anima nostra, an scilicet sit immediate creata a Deo, an potius ex traduce per propagationem, etenim mihi non videtur saltem improbabile Animam rationalem propagari, non more corporum, sed modo spirituali pure intelligibili, qui non pugnet cum Animae immortalitate, et spiritualitate. Vellem etiam a te scire, an in Deo praeter Ideam sui, eluceat aliqua Idea puta rerum possibilium, et producibilium, quae sit etiam necessaria, et naturalis ante omne liberum decretum. Scholastici cum Aquinate, et Scoto sustinent ante omne liberum Dei decretum dari in Deo Scientiam rerum possibilium, quam Simplicis intelligentiae appellant; mihi autem videtur in Deo tantum Ideam sui esse essentialem, naturalem, et necessariam, Ideas vero aliarum rerum, quae non sunt Deus, esse contingentes, arbitrarias, a libero Dei decreto pendentes, cum Deo sufficiat Idea sui, ut sit infinite sapiens, sicuti et amor sui, ut sit infinite felix. Hinc moveri potest quaestio an Deus suspendere possit cognitionem alicujus creaturae existentis, ut de ipsa nil actu Deus cogitet. Quid citra erroris suspicionem statuendum sit de origine motus prorsus ignoro, dubito enim an Corpori insit intrinsecum principium motus, eo modo quo Menti inest intrinsecum principium cogitandi, neque modum quo corporum motus propagatur et communicatur satis intelligo, quidquid recenter Cartesianae Philosophiae sectatores asserant.
Coll'Ordinario vegnente le darò parte del profitto, che hò cavato dalla sua universalissima regola per l'Equationi, mentre che adesso non hò tempo ed il Corriere si parte.
Di V. S. Illma Umilmo Sre vero Fardella
Padova 25 Settembre