Series II Band 2 · No. 159.

MICHEL ANGELO FARDELLA AN LEIBNIZ

Padua, 28. Juli 1692. [155.165.]

Italian

Illmo Sigre, mio Sigre, Padrone Colendissmo

Essendomi portato alcuni giorni sono in Venetia mi fù consegnata una lettera del Sigre Magli[a]becchi, il quale m'esortava a ripigliare il commercio con V. S. Illma, significandomi il dolore ch'essa riceveva dal mio silentio. L'istesso mi venne confermato dall' Sigre Albrizzio libraro, il quale mi mostrò una sua lettera. Queste generose ed amorevoli richerche di V. S. Illma m' hanno cavato le lacrime dagl'occhi, e m' hanno fatto concepire un'altissima Idea della rara ed incomparabile bontà di V. S. Illma che m'ama con molta tenerezza, e procura il mio bene con sommo zelo, e sollecitudine; il che m'obliga a sospirare la pronta occasione di portarmi presto costì per attestarle con la voce, e l'operationi medesime la chiara cognitione del mio dovere a tanti relevanti beneficii ch'ella mi fà. Mi persuado però che V. S. Illma habbia già ricevuto due mie lettere consignate al Sigre Mendelino, che l' haveranno tolto a bastanza questi sospetti che la tormentano, mentre che in esse le davo parte della costante volontà di partirmi, e dell'oppositioni, che incontravo in questo Eccmo Capitano Delfini il quale m' hà dato licenza di partirmi fin tanto che si proveda d'un soggetto adattato al suo bisogno, risolto di fare tutto senza strepito con sodisfatione di questo Senatore, a cui sono molto obligato, e ciò per rendere maggiormente sicuro il mio viaggio, che potrebbe essere molto turbato, se mi partissi precipitosamente senza licenza. Qui è capitato un Pittore Venetiano chiamato Giacomo Giusti attual servitore di cotesta Altezza il quale asserisce che l'aria di Volfembutel sia molto cattiva, e perniciosa principalmente agl'Italiani per la vicinanza delle Paludi, aggiungendo ancora l'incommodo delle stufe di sommo detrimento a noi altri, come anche la mancanza del vino, conchiudendomi, che difficilmente un Italiano poteva adattarsi a quel clima. Quest'informatione m' hà cagionato un gran cordoglio, però stimo, che costui s'inganni non potendomi persuadere, che un Accademia cossì Illustre sia collocata in un Cielo insalubre, e nocivo, e che V. S. Illma voglia invitare la nostra Nobiltà a convivere in un luogo malsano. Supplico dunque la somma bontà di V. S. Illma di havisarmi con celerità del vero stato delle cose, ac[c]iò possa subito intraprendere il viagio con allegrezza, e deliberare tutto con maturità, e costanza; senza essere necessitato ad abbandonare l'incominciato per non precipitare quello poco [di] sanità, che mi resta. Protesto alla presenza di Dio, che non scrivo queste cose per cabala nessuna quasi, che volesse ritirarmi e rompere il trattato, essendo costantemente risoluto di partirmi per i motivi a lei noti, concorrendovi la più interna propentione del mio animo, ma puramente per fare tutto con sodezza senza dovermi pentire e mutare luogo dispiacendomi infinitamente la legierezza, e l'incostanza. Io havendo per unico scopo la salute dell'anima e tranquillità della conscienza non cerco delitie, e superfluità, solamente bramo il necessario, e sospiro un luogo quieto propo[r]tionato a' miei studii, che conferisca alla sanità necessaria per coltivare le buone lettere. L'apro il mio Cuore e con vera Tedesca ingenuità le scuopro il più profondo de' miei pensieri, essendo ella un altro me stesso per vincolo d'Amicitia, e Christiana carità. Mi dispiace bensì, che V. S. Illma per beneficarmi habbia da sogiacere a tanti disturbi, esercitata da tanto tempo dalla mia importunità la sua eroica patienza. Aspetto dunque le sue risposte ac[c]iò possa il vegnente autunno portarmi costì come ardentemente desidero tanto più che in quel tempo questo mio Senatore sarà provisto di sogetto, e per ciò ben disposto a darmi assoluta licenza. Non hò scritto di proprio pugno per essere oggi alquanto indisposto inhabile ad ogni operatione, volendomi più tosto servire d'alieno carettere, che tralasciare di scrivere in tempo, che tanto preme la mia partenza. Potrà indriz[z]are la risposta al Sigre Mendelino a cui sarà oggi ricapitata questa mia. e profondamente inchinandola mi resto / Di V. S. Illuma Obligmo Umilmo, Divomo Sre M. A. F / Padova 28 Luglio 1692 / All'Illmo Sigre Mio Sigre Padron Colendismo Il Sigre Leibniz Consigliere di Sua Altezza. Hannover