Series II Band 2 · No. 149.
MICHEL ANGELO FARDELLA AN LEIBNIZ
[Padua,] 26. Mai 1692. [142.155.]
Illumo Sigre, mio Sigre, Padron Colendmo
Aspettavo con tanta impatienza le risposte di V. S. Illuma, che mi tormentava sommamente la tardanza, e non sapevo capire, perche le sue lettere dimorassero tanto a liberarmi da questo cordoglio. Quando ecco oggi 26 maggio mi capita la benignissima sua delli 17 aprile, che mi sveglia nell'animo una consolatione eccessiva, e mi restituisce affatto alla quiete, ed allegrezza primiera. Io sono immutabilmente nell'istessa risolutione di prima, e l'animo mio è così sincero, e costante ne' suoi propositi, come anche così grato a suoi amici benefattori, che hà havuto sempre in orrore le poesie del Signore Moquerez, non havendo avanti gl'occhi altro libro, che quello d'un tale Autore, chiamato Osservarò costantemente la parola. Che non mi sia ancora partito, non si deve imputare a mia leggierezza, e volubilità, ma alla necessità del tempo, e combinatione di circostanze, che mi ritardano la partenza. Se io mi volevo partire con precipitio, senza congedarmi da Sua Eccellenza, lo potevo sicuramente fare ma con strepito grandissimo, e con evidente pericolo di inciampare in qualche laccio; per operare dunque con cautela, e prudenza, e secondo il consiglio d'un mio confidentissimo amico, che approva le mie deliberationi, e per ragione di natione, e Religione Germanissimo, hò stabilito non partirmi senza licenza dell'Eccellmo Capitano Delfino, il quale havendo già penetrata la mia risolutione d'abbandonarlo, mi hà istantemente pregato, anzi comandato di differire la mia partenza, fin tanto, che si proveda d'un altro Soggetto per l'istruttore del suo figliuolo, il quale mi piange attorno, acciò non lo lasci. L'istesso mi hà fatto dire da alcuni Gentiluomini miei amici, i quali da parte di Sua Eccellenza mi promettono onorevole condotta in questa Università, se mi contento di perseverare nel suo servitio. Essi non conoscono il mio vero motivo, e sì credono, che vogli ritirarmi in Roma, nulla sapendo de' nostri negotiati. Questa matina mi sono portato dal Sigre Marsilio Pappafava confidentissimo di Sua Eccellenza, acciò lo sollecitasse per la licenza, con pretesto d' havere gravissimi negotii in Roma, Perciò la priego a patientare ancora qualche altro tempo finche Sua Eccellenza trovi letterato a proposito per il suo bisogno, non potendole negare questo atto di debito, e di rispetto, strettamente obligato all'innumerabili favori, e benefici, che mi hà fatto. Il mio cuore è così tenero, e grato, che non posso senza mio dolore abbandonare un Padrone, che mi hà con infinita generosità beneficato. Giacché dunque l' hò indotto con molta fatica a darmi licenza, mi permetta che differisca per qualche tempo la partenza, assicurandola, che farò tutto il possibile acciò prima dell'autunno mi trovi costì. Quando rifletto alla cristiana, ed incomparabile bontà di V. S. Illuma, mi sento intenerire, e necessitare a corrispondere con una pronta esecutione al grandissimo beneficio, che essa mi fà, di provedere nell'istesso tempo al commodo del corpo, ed alla salute dell'anima mia, e mi protesto, avanti Dio, essere più tenuto alla sua carità, che alla cortesia d'ogni altro, mentre che senza merito, e talenti, che la potessero indurre a favorirmi, hà voluto per sua pura liberalità promovermi ad un posto così onorevole, e decoroso. Mi creda, che scrive più il cuore, che la penna, e che sono incapace di mentire, e simulare con V. S. Illuma principalmente, da me non già amato, ma adorato, e per le tante gratie, che ne ricevo, e per l'eminente, e rara letteratura, che la rende oggi rinomatissima in tutta l'Europa. Giacché dunque hà havuto la bontà di concedermi il tempo necessario per la partenza, la supplico di persuadersi della mia buona volontà, e sincerità, conservandomi fra tanto il patrocinio de' Padroni, essendomi già licentiato, ed in necessità d'abbracciare l'impiego, che ella con tanta generosità m'offerisce.
Acciò in questo tempo, che mi fermo qui, possiamo comunicarci più spesso, le scriverò ogni ordinario, dandole parte di quanto opero, e qui si dispone, per eseguire quanto hò promesso. Fratanto assisterò al Sigre Marchese del Pozzo per le notitie, che essa brama. Farò copiare l'Ongarello, e premerò magiormente in Venetia per il Diploma delle Carceri. Questa sera trasmetterò al Sigre Mendelino un esemplare del Testi, e due della Galleria del Marino, acciò con tutta celerità li facci ricapitare costì. Il Signore Guglielmino mi hà mandato due epistole idrostatiche, una delle quali è consecrata al nome immortale di V. S. Illuma, la priego accennarmi il suo giuditio circa questa contesa col Papini, come anche scrivermi, se l'opera dell'acque correnti sia stata costì bene accolta da' Matematici. Io in questo tempo m'apparecchio ad ordinare qualche cosa a proposito per un metodo filosofico, e matematico da insegnare in cotesta Accademia, e vorrei che essa mi favorisse di consiglio, se fosse bene a disporre qualche oratione latina, o italiana per recitarla nell'Accademia, prima di accingermi all'istruttione di quella Nobiltà. Questo Tedesco mio amico sopra accennato stimarebbe molto a proposito un ragionamento italiano in lode di Sua Altezza, dell'Accademia, e della sperimentale filosofia. La priego finalmente perdonarmi, se sono stato prolisso nello scrivere, essendo ciò un sfuogo del genio, e passione tanto tempo trattenuta, e pregandole dal Cielo ogni prosperità mi resto
Di V. S. Illuma Umilmo Affettmo Sre vero
26 maggio 1692