Series II Band 2 · No. 119.
MICHEL ANGELO FARDELLA AN LEIBNIZ
[Venedig,] 26. Juli [1691]. [118.121.]
Illumo Sigre, mio sigre, sigre colendmo
Coll'ordinario passato diedi parte a V. S. Illuma del mio arrivo in Venetia, e tumultuariamente
l'accennai qualche cosa di quel che penso intorno ad alcune materie filosofiche,
rimettendomi però sempre al suo savio, e purgatissimo giuditio da me infinitamente stimato, e
ad ogni altro preferito. Torno hora di nuovo a riverirla, e le porto gl'affettuosi, e riverenti saluti
del Signore Conte Douglas, e del Sigre Cuningham, quali si confessano molto obligati alle sue
cortesi, ed amorevoli espressioni, imponendomi, che la riverissi da loro parte, ed assicurassi del
profondo rispetto, con cui essi venerano la sua rara, e sublime virtù. Hò già parlato con il
Signore Erverz, il quale mi hà consegnato la qui inclusa, havendo mostrato un eccessivo
godimento dell'onorevole ed affettuosa mentione che V. S. Illuma fà della sua persona nell'altra
inviatami. Circa la copia del Diploma bisogna armarsi ancora di patienza, trovandosi confuse
ed a mucchio tutti i manuscritti del Monastero delle Carceri nella Nuntiatura. Si aspetta qui a
momenti il Sigre Marchese Montecuccoli, e spero, che al suo arrivo si tornarà a parlare, e
sollicitare Monsigre Nuntio per ottenere l'intento, non dubiti essa della mia assistenza, e
premura, essendomi molto a cuore i suoi comandi. Le raccomando caldamente il mio
~~negotio, e stabilisco nella sua eroica, e cristiana carità tutte le speranze
della mia quiete.* Consegnai già al Sigre Mendelino un corpo della mia operetta, e la priego*
*condonarmi, se mi sono preso l'ardire di mettere sotto l'occhio del primo letterato d'Europa
due libretti composti per Giovani, e partoriti da una Mente molto debole ed oscura. Le lettioni,
che mi sopragiungono questa matina non mi permettono potere scrivere di vantagio per ciò mi
resto
/ 26 Luglio Di V. S. Illuma Umilmo Affettmo
Parlando della necessità, che habbiamo di magiormente spiegare, e dimostrare quanto si può gl'assiomi nel mio libro della Teoria matematica a carte 31 mi sono preso la libertà di scrivere così.
*Ad quod acurate praestandum olim Venetiis me hortabatur Summus ille Geometra et
Philosophus Leibinitius Serenissimi Ducis Hannoverani aulicus Consiliarius qui ut mihi hujus
rei exemplum afferret hoc pacto ingeniose quidem conatus est demonstrare Pronunciatum illud
Geometricum, Totum est majus sua parte. col suo medesimo argomento che qui di suo
proprio pugno mi scrisse. Nell'istesso tomo a carte 464 parlando di quel, che essa mi comunicò
intorno al calcolo specioso chiudo il mio texto con queste parole. O utinam si hic solertissimus
*et incomparabilis Geometra, quae circa analysim felici eventu excogitavit, Posteritati consignare
dignaretur, sane ad maximam universalitatem evectam et omni ex parte expolitam Analysim
haberemus*. Nel mio tomo filosofico n' hò fatto similmente mentione in più luoghi e
principalmente a carte 414. Nelli miei seguenti tomi vi metterò tutto quello, che essa mi
comunicarà, o che trovarò negl'atti di Lipsia.