Series II Band 2 · No. 104.

MICHEL ANGELO FARDELLA AN LEIBNIZ

Venedig, 16. März [1691]. [103.107.]

Italian

Illumo Sigre, mio sigre, sigre sempre colendmo

Il Signore Marchese Felice Montecuccoli, per fare cosa grata a me, ed a cotesti Serenissimi Principi, per cui hà tutta la divotione, ed ossequio possibile, hà già con premurose istanze parlato Monsignore Nuntio, per ottenere la copia del Diploma, che si desidera, Il Prelato gl' hà dato tutta la buona intentione, impegnandosi a favorirlo, però tutti i manuscritti si trovano presentemente così ammucchiati, e confusi, che non bastarebbe un mese per ordinarli, dovendosi poi consegnare a due Senatori deputati dal Collegio, perciò bisogna patientare un poco, assicurandomi il Sigre Marchese, che ordinato, che sarà l'Archivio, o per mezo del Nuntio, o d'altri Ministri otterrà infallibilmente la copia del Diploma, supposto, che questo si trovi fra i manuscritti, non pensi dunque ad altro V. S. Illuma, né lasci tutta la cura al Sigre Marchese, ed alla mia assistenza, che faremo tutto per servirla.

Coll'Ordinario passato le manifestai con ogni disinvoltura, e sincerità i miei sentimenti, i quali nascendo da una matura, e lunga riflessione, sono costantissimi, perciò la priego volere questa volta radoppiare gli [sforzi] della sua eroica, e sublime carità, applicando alquanto il suo pensiero a sollevare un Animo oppresso, ed aiutare un Amico, che l'ama con tenerezza, e venera con profondo rispetto il suo alto, ed incomparabile talento: e mi creda, che la mia risolutione nascie da ottimo principio, dettata dallo Spirito, ma combattuta dalla carne, se volessi ubbidire ai dettami delle passioni, e del senso, mi farebbe orrore la Germania, e non mi sognarei né meno d'abbandonare l'Italia, ma essendo tutta la mia cura la tranquillità interiore, e riposo della mia coscienza, risolvo quel che repugna al mio senso, e contradice alle mie corrotte inclinationi. La gratia non mi abbandonò in questo bisogno, appoggiandosi tutta la speranza della mia quiete nella sua generosa bontà, che saprà trovarmi i mezzi più proportionali per colpire al segno. Sono così imbarazzato nelle mie continue lettioni, e talmente occupato nella stampa de' miei libri, che a pena mi restano pochi momenti per rispondere agl'amici, spero però quanto prima essere più sciolto, essendo già quasi stampato il secondo tomo della mia operetta, e credo per il mese vegnente inviarle i primi due tomi da me pubblicati per istruttione di questa Gioventù molto bisognosa di lume, e di buona guida per incaminarsi allo studio della soda, e matura litteratura, protestandomi di non scrivere a Dotti, ma a Giovani principianti, essendo il mio iscopo rendere facile, e più ordinato quel che fin hora è stato proposto con metodo molto difficile, ed oscuro.

La priego scrivermi il suo sentimento circa la fecondità, e virtù multiplicativa dell'Anima nostra, da me stimata feconda, e propagata dall'Anima de' Parenti. Non posso concepire come l'umana Mente essendo un'opera la più sublime, e nobile di Dio, che più d'ogn'altra cosa s'assomiglia, e lo rappresenta, possa essere di natura sua sterile, ed incapace di propagarsi e radoppiarsi, vorrei sapere da V. S. Illuma se sostenere l'Anima ex traduce per propagationem non vero ex immediata Dei creatione orta, sia sentimento opposto alla Raggione, ed alli dommi della Cristiana Religione, acciò potessi ritrattarmi, prima di dare alle stampe il mio terzo tomo, ove in una lunghissima dissertatione stabilisco la fecondità, e virtù propagativa dell'Anima nostra, dimostrando che ciò punto non repugni alla sua spiritualità ed incorruttibilità, spiegandola diversamente da quello, che è stato insegnato da Sennerto, ed altri, che han creduto, come me, l'Anima humana dotata della facoltà di propagarsi, e multiplicarsi. Né darò cosa alcuna alle stampe avanti di ricevere il suo purgatissimo giuditio da me preferito a tutti gl'altri. Circa la libertà di Dio, e dell' huomo, io non posso intendere come la certezza, ed infallibilità delle nostre attioni previste, e determinate nell'Eternità, possa conciliarsi colla libertà, la quale è certamente incompatibile colla prescienza predeterminante, e la fatalità, non dovendo questa riconoscere altro principio, che il semplice volere, e compiacimento della Volontà. In che maniera può dirsi contingente quel che prima d'essere è stato già previsto, e determinato? in guisa che mancare non possa, Volontà determinata da un'altra caggione, che dal suo così voglio, così mi piace, ad operare, e Volontà liberamente operatrice, mi sembrano due cose repugnanti. L'indifferenza quando nasce da difetto di lume, di cognitione e di motivo, allora è una pura imperfettione, e non costituisce punto il sommo dono d'essere liberi, ma quando deriva dal semplice arbitrio della Volontà, che non ostante il lume, ed i motivi, che all'intendimento s'offeriscono, rifiuta, o vero abbraccia per sua pura elettione l'oggetto, allora l'indifferenza costituisce la libertà. L'operare semplicemente secondo la raggione non basta a renderci liberi nelle nostre attioni, altrimente Dio sarebbe libero nella generatione del Verbo, e liberamente i Beati nella Patria Dio amarebbono. Chiamo libera quell'attione che non hà altro principio che il così io voglio, così mi piace, escludendo ogni prescienza fatale e determinante che rende l'attione interamente necessaria. La priego d'illuminarmi sopra queste materie non essendo io così innamorato de' miei sentimenti che non sia sempre disposto a ritrattarmi quando mi viene dimostrato il contrario. Scrivo tumultuariamente all'infretta per i molti affari che hò. La priego compatirmi se non scrivo di vantaggio come anche ad assicurarsi che sarò sempre

Di V. S. Illuma Devmo Umilmo Sre vero Michel Angelo Fardella

Venetia 16 Marzo.