Series II Band 2 · No. 103.

MICHEL ANGELO FARDELLA AN LEIBNIZ

Venedig, 9. März 1691. [101.104.]

Italian

Illumo Sigre, mio signore, signor colendmo

Ricevo la gentilissima di V. S. Illuma, la quale mi sveglia nel cuore una eccessiva consolatione, e per il felice avviso del suo ottimo stato, e per la sicurezza, che mi dà del suo pretiosissimo affetto, da me infinitamente apprezzato. Mi sono senza dimora veruna portato in Morano dal Monasterio di San Michele dell'Ordine de' Camaldoli, ove mi abboccai con quel Padre Abbate mio amico per [informarmi] del Diploma, che V. S. Illuma desidera, esso mi disse, che non si ricordava punto di questo Enrico Duca di Baviera figlio del Duca Guelfo, ma bensì dell'investitura d'una Contea fatta al Monasterio delle Carceri da Enrico Duca di Sassonia, che fù poi Imperatore, mi disse però, che ricorressi alla Nuntiatura ove si trova l'Archivio, con tutti i manuscritti del Monasterio; perciò questa mattina mi sono portato dal Signore Marchese Felice Montecuccoli strettissimo amico di Monsignore Nuntio del Papa pregandolo di volermi ottenere una copia del Diploma, che ella desidera, e sono sicuro, che l'otterrò se si trovarà nel sudetto Archivio, e coll'Ordinario vegnente le ne darò qualche avviso, assicurandola, che farò tutto per servirla.

Doppo la mia prima lettera non le scrissi più altro, perche temevo del sicuro ricapito delle mie, adesso che ne sono sicuro, le scriverò quasi ogni Ordinario per conferire seco quanto medito per perfettionare il mio Sistema filosofico, come anche la mia Teoria matematica, attribuendo a mia gra[n] fortuna potere ricevere il guiditio di V. S. Illuma, in cui risplende la più soda, ed acuta litteratura del Secolo, con questo Ordinario però sono così grandi l'occupationi che hò così per la stampa come per le mie lettioni che non posso in conto veruno sodisfare il mio genio sopra questo particolare, coll'altro Corriero spero informarla di quanto penso sopra la libertà di Dio e dell' huomo, per maggiormente intendere la sua maniera di filosofare colle risposte che mi farà.

Circa il mio stato Questi Senatori mi vorrebbono stabilire in Padova colla Catedra dell'Astronomia che fù occupata dalla felice Memoria del Signore Montanari, al contrario i frati mi desiderano in Roma offerendomi la catedra della Teologia e fin hora han sconcertato ogni mio disegno per non secularizarmi, volendomi per forza ne' loro Chiostri, e conosco già quasi impossibile il potere ottenere da Roma la dispensa di pretarmi. La mia ultima ed efficace intentione sì è collocarmi in un stato, ove potessi assicurarmi la salute dell'Anima e godere quella interna quiete che tanto sospiro, consecrandomi interamente allo studio della Pietà, e delle buone lettere, come anche mettermi in stato di potere scrivere senza timore con ogni sincerità i miei sentimenti. Hò fin hora meditato abastanza sopra la Religione, e gratie a Dio mi trovo così illuminata la Mente, che già discerno con ogni certezza la verità dell'errore, il vero Culto dal Falso. In questi paesi si corre precipitosamente verso il vitio, e la superstitione, ove bisogna vivere con ippocrisia, pratticando quel che si detesta, ed insegnando quel che si conosce manifestamente falso, ed opposto alla parola di Dio. Giacché Dio per sua somma misericordia mi concede questi lumi, vorrei pure una volta approffittarmene, e facendo violenza a me stesso tormi da questo Clima molle, ed effeminato per assicurare la mia salute e professare apertamente la Religione da anni 15 in circa da me creduta. Se potessi costì trovare maniera di impiegare il mio debole talento, e vivere col sudore delle mie fatighe, giovando a me, ed al Prossimo, volintieri accetterei l'impegno, e mi contenterei più tosto del poco costì, che del molto in Italia, essendo l'unico mio scopo liberarmi dalle dure catene di questa orribile Superstitione accompagnata da un infame libertinaggio, che oggi trionfa in Italia, per professare fra veri fedeli il puro e vero Culto cristiano e lontano da ogni strepito applicarmi a scrivere qualche cosa che possa giovare al Mondo letterato. Ecco già aperto il mio cuore, e scuoperti i miei più profondi, e sinceri sentimenti, accioché V. S. Illuma con la sua eroica, e veramente cristiana carità potesse mettermi in stato di quiete, e restituire il riposo alla mia coscienza tormentata da infiniti scrupoli. Disponga ella di me con libertà[,] mi consigli, mi protegghi e mi liberi una volta dallo stato infelice in cui mi trovo. Stracci subito la mia lettera, mi [risponda] se mi vuole consolare.

Affettmo Umilmo Sre vero

Venetia 9. Marzo 1691.

Hò cancellato nella sottoscrittione il mio nome per timore che la mia lettera si smarrisse. Ella sà quanto è qui rigorosa l'Inquisitione.