Series II Band 4 · No. 101.
GIOVANNI BATTISTA TOLOMEI AN LEIBNIZ
Rom, 15. April 1705. [52.113.]
Illustrissimo et Eruditissimo Signore
La tardanza di rispondere alla cortesissima Lettera di V. S. non merita scusa, ma compassione. Differii prima con disegno d'inviarle la risposta con il Sigr Baron' Numi: e dipoi consigliato dal medesimo Sigre che dove[v]a trattenersi in viaggio di raccomandar la lettera a Monsr de Zanovel in Venetia, hò prolungato fin ora ad effettuarlo, quando col più vivo del'animo sono a ringraziarla della memoria che tiene di me, e delle cortesi espressioni con cui si compiace d'honorarmi. Le scrivo in italiano sapendo quanto le sia gradito un tal linguaggio di pari che il suo Nome è celebre in queste parti appresso tutti i Letterati, et io più volte mi son dato l'honore della sua Amicizia dando testimonio della sua universale erudizione e della sua Indole fatta per ogni verità, e per ogni virtù. Un Sigr Tedesco col quale più volte discorsi qui in Roma di V. S. e del suo sistema Filosofico, fù quello che per mezzo del Sr Canonico d'Hildeseim la richiese di tali notizie per sua propria sodisfazzione senz'altro mio motivo. De suoi Libri hò procurato sempre provedermi non solo Novissima Sinica e quanto stà negl'Atti di Lipsia e nel Giornale di Parigi e in quei d'Olanda, mà hò il Codex Gentium coll'aggiunta e le sue Lettere a Monr de Pellisson e fin il Diario di Burchardo dove la Prefazione è obligante. Se altre opere hà V. S. dato in luce sommamente desiderei haverle per la stima che ne hò, e per cure tutte molto ben pensate e da per suo.
Il suo sistema Filosofico gia in parte a me noto si per quello che stà ne'Giornali, come per una sua Lettera di cui mi favorì dieci anni sono, ove mi dichiarava il suo parere circa le Virtù Dinamiche; ora me lo descrisse così esattamente e politamente quanto a principii generali, che non posso non applaudirlo. L'entelechia o entelechie ammesse sempre sotto varii nomi da tutti o dal meglio de Filosofi antichi: il distinguerle dal Principio passivo, L'Analogia del anima purche non scandalizzi e se ne distingua felicemente l'Idea da quella dello spirito, L'Unione o commercio di queste entelechie colla materia senza influsso physico e per forza d'Harmonia o proporzione, dal che si passi all'analogia del commercio o unione dello spirito o sia anima humana col corpo. Così pure la fuga dalla quiete come dal vacuo oltre l'Idea della rarefazzione durezza etc. paiono a me concetti molto degni: et io per quanto era permesso dalle leggi dell'università in cui insegnavo non hò lassiato di conformarmi a questi principii, i quali chi non hà prurito di contrastare (come molti sempre «altro» sono in ogni partito) facilmente [trovarsi] il modo di accordare con il sodo e con il vero che si trova in Aristotele da chi lo studia in esso stesso e senza preoccupazione. E tanto basti quanto alla Filosofia.
Ora io devo render conto a V. S. dell'impresa che di presente hò per le mani e se
ben'conosco il suo buon genio e disimpegno da pregiudizii volgari, spero che lo gradirà. Doppo
che lasciai gli studii di Filosofia, mi diedi in tutto a quello della Religione ripigliandola da suoi
primi et ultimi principii fin alle più prossime consequenze e deduzzioni. Hò procurate tutte le
notizie di Autori di tutte le nazioni e professioni che hò potuto, e oltre gl'antichi Padri e scrittori
con più studio e cura mi sono occupato ne'libri de Protestanti che de Catolici. Ora essendomi
venuta occasione di ristampare il Bellarmino o in Francia o in Italia; hò preso l'assunto di
aggiungervi per via di note e d'appendici quel tanto che pro et contra si è scritto dopoi, o che
mi è paruto potersi replicare et aggiungere. La mia avversione a moltiplicare libri massime in
materia di Religione, m'hà indotto a non fare un opera a parte con ridire quel che mille volte è
stato gia detto, come giornalmente si fà in tutti i partiti. Il metodo che seguo e già in un tomo è
messo in esecuzione, è tale: di separare diligentemente il Dogmatico (cioè confessato da tutta la
Comunione de Catolici per verità di Fede) dallo scholastico, e solo fermarmi sul'primo e nulla
parlar del secondo. Poiche stimo, che la confusione dell'uno e l'altro capo sia stata una delle
cause fatali che hanno indotta tra Christiani la funesta divisione che tuttavia patiamo. In oltre
fuggo la disputa quanto è possibile messo per assioma quel di M. Tullio: Verum invenire
volumus non tanquam adversarium aliquem convincere: e molto piu quel di S. Pietro 2. epist.
III 15. Perciò hò eletto di seguire lo stile e metodo geometrico per quanto ne sono capaci le
materie morali, più tosto che lo scolastico o il Rettorico l'uno e l'altro pericoloso di far torto
alla verità o colle sottigliezze, o coll'eleganze. Con questo tenore cominciando dalla essenza e
Providenza di Dio, e Immortalità del'Anima debbo procedere a mostrare la verità della Religione
rivelata della Christiana della Cattolica sì in genere come ne'dogmi controversi mà che
siano veramente dogmi e non mere opinioni e sentenze pie. Delle quali resto d'accordo che
ogn'uno abundet in sensu suo: mà non gia de primi, purche veramente e sodamente si
dimostrino esser tali: cioè nello stesso genere di prova e dimonstrazione, con cui si puo provare
per consenso di tutti i Christiani che sia vera e rivelata la medesima religione Christiana: il che,
come V. S. sà, si esprime da scholastici con quei termini: esse evidenter credibile et credendum.
Tal'è mio Sigre, l'impresa che hò per le mani con disegno di non finirla prima della vita, benche
sia per uscire al publico parte per parte. Per quanto posso esser sicuro delle mie intenzione, mi
pare d'haverla intrapresa e proseguirla col solo riguardo della Verità, e benche viva in Roma,
cioè in una camera e in una libreria di questa città senza altro commercio e impegno del paese,
sento la medesima disposizione nello scrivere come se dimorassi in Ginevra o in Asterdam
colla licenza di dire civilmente il vero. Volontierissimo mi abboccherei con V. S. in questa
materia: frattanto intenderò con gran piacere dal suo candore quanto sopra di ciò si compiacerà
suggerirmi. Mentre offerendomi di tutto cuore a suoi comandi e pregandola a riverire il Sr
Baron Numi da mia parte, me le professo con ogni verità
Di V. S. Illma obligmo e devotmo servitore Gio. Batta Tolomei
Roma 15 Aprile 1705