Series II Band 3 · No. 208.

MICHEL ANGELO FARDELLA AN LEIBNIZ

Padua, 6. April [1699]. [202.]

Italian

Illmo Sigre, Sigre, Padron Calmo

Allora che tormentato dal vedermi privo di sue lettere, meditavo di riverire con altra mia V. S. Illma all'improviso mi capita la sua de 28 Febraio, la quale m' hà sommamente consolato par le buone nuove della di lei salute tanto da me apprezzata per il beneficio che ne riceve la Republica delle lettere tanto tenuta di gran parti della sua profonda e purgatissima mente. Con mio gran dispiacere leggo nella sua le doglianze che ella fà col supposto d' havere trattata male l'Analisi dal suo raro ingegno grandemente perfettionata, e mercé i di lei gran lumi tanto promossa da i Dottissimi Bernulli. Io mi protesto altamente alla presenza di Dio non havere havuto mai in mente un pensiero così iniquo, ed ingrato, e posso dire che né meno per sogno mi sono imaginato simile cosa. Venero l'alta letteratura di V. S. Illma principalmente per l'uso delle Matematiche, e per il nuovo e singolare metodo di calcolare per l'universale solutione de' problemi, da me ammirato, e posso dire divorato nel suo calcolo differentiale del Sigre De l'Ospital, e ne chiamo qui in testimonio il nostro celebre e dotto Sigre Guglielmini, che la stima il primo letterato del Secolo. De Sigri Bernulli ne parlo sempre con elogio, e sarei incapace di censurare la loro savia e fruttuosa maniera di studiare. In quel periodo che ella m'accenna del mio libro io esposi con sincerità e candore il mio sentimento, riflettendo allora allo studio che risguarda noi medesimi, la Morale e la Religione, che mi sembrano dovere essere il principale scopo delle nostre litterarie applicationi, e solamente parlavo di certi Matematici di Venetia che consumando tutto il loro [tempo] in formare ed annodare certi problemi fantastici e di nessuno uso, per semplice ostentatione d'ingegno professano colle loro provoche di vessare ed inquietare gli altri, mentre snervandosi ne loro sconcertati calcoli si rendono inabili allo studio delle cose che più c'importano. Del resto sò molto bene di quanto peso, frutto ed utilità per tutta l'umana eruditione sia l'arte analitica trovata dal suo alto, ed architettonico intendimento, e piacesse a Dio la potessi apprendere dalla sua viva voce, che molto mi stimarei fortunato se potessi nelle Facoltà [Algebraiche] meritare il nome di suo discepolo, il che lo scrivo con tutto il cuore lungi da ogn'adulatione. In quanto al mio libro per questa volta con qualche mia renitenza mi sono lasciato guidare da miei Padroni ed Amici, ed il Sigre Magliabechi volle che lo dedicassi all Eminmo De Noris. Io mentre publicava i tre commentarii sopra i tre libri d'Agostino, designava nell'istesso tempo dare alla luce le mie investigationi, in cui rigorosamente examinavo le principali fondamenti della filosofia Platonica, ed Augustiniana, e con questa occasione largamente ragionavo della natura dell'Unità, della Sostanza, della Forza de' corpi, dell'armonia e connessione delle parti dell'Universo, e già era pronta un'intiera disseratione sopra le cose che essa si degno di communicarmi in Venetia coll'elogio dovuto alla di lei rara e profonda dottrina. Ma perche gli Amici dubitavano che queste mie mediationi potessero dispiacere a Roma, con tema che non fossero disapprovate dall'Inquisitione mi dissuasero di publicarle, e moderando i mie pensieri per qualche mio vantaggio m'obligarono a dare in luce il libro, come ella lo vede. Del resto il mio tomo dell'Investigationi è già pronto, e già risolto d'abbandonare tutti gli umani rispetti colla sola mira del vero penso di renderlo publico quanto prima. Mi creda che qui bisogna scrivere con politica, e prudenza, se volete conservare la vostra quiete, e schivare i pericoli. Se mai havrò la fortuna di riverirla, a bocca la sodisfarò di tutto, e spero che sarò compatito. Del resto sono sicuro d' havere scritto in maniera, che resta molto promossa la Pietà, senza proteggere l'errore, che se in molti luoghi la dottrina non è così profonda, non è almeno fomento del falso, ma sempre accommodata al vero. Io priego la somma benignità di V. S. Illma conservarmi il suo amore e compatire d'infelice conditione di chi professa lettere in questi Paesi d'ignoranza, obligato a studiare con maggiore applicatione quel che si deve tacere, di quel che si deve parlare. Perciò viene supplicata consolarmi ed assicurarmi subito del suo stimatissimo patrocinio con sue risposte e di continuare a favorire l'Amico raccomandato, il quale è sicuro, che quan«d»o ella norrà operare con efficacia e vigore, per la grande autorità che ella gode costà, il negotio havera un felicissimo esito, ne dubiti punto della sua costanza in accettare l'impiego, essendo risolto di accettare subito le sue gratie tanto sospirate. Una profonda riverenza al nostro Erudmo e gentilmo Sigre Abbate Mauro. Il Sigre Guglielmini m' hà dato parte della sua associatione all'Accademia Regia, come anche de' Rinomati Bernulli. M'ami, mi comandi con libertà, e s'assicuri, che sono

Di V. S. Illma Obligmo, Umilmo Cordmo Sre vero M. A. Fardella

Padova 6. Aprile