Series II Band 2 · No. 283.
GIOVANNI BATTISTA TOLOMEI AN LEIBNIZ
Rom, 4. September 1694. [269.]
Illmo Sigre e Padron mio Colmo
Mi impedirono alcune mie replicate occupazioni di rispondere alla prima di V.S. Illma, e sostituij in mio luogo il P. Isensehe che la ringraziassi e riverissi a mio nome scusando la mia mancanza. Di presente non voglio commettere il secondo mancamento, e con tutte le espressione a me possibile mi professo obligatissimo alla di lei Gentilezza, e desiderosissimo di haver«e» le sue sì degne notizie letterarie, delle quali se si compiacerà continuarmi il favore o a me o al P. Isensehe con cui convivo, lo riceverò a somma grazia, e quando non possa io, risponderà il detto Pre.
Quanto alla opera che ella destina di publicare de Dynamicis sommamente l'applaudisco e la prego a sbrigarla stimandola utilissima. Nel sistema di Cartesio la notione del ~~corpo naturale* è la prima petra scandali, e in queste scuole del Collegio nostro Romano sono stato io il primo ad impugnarla in Filosofia introducendovi tal questione per avanti non dibattutavi: benche par altro ammiri la maniera con cui Cartesio e i suoi spiegano moltissimi fenomeni naturali, e stimo che non con grandissima difficoltà si possa accordare la diferenza che corre nella filosofia e farne una terza Hipotesi che habbia il buono de moderni fisici, e degl'antichi Filosofi specialmente Platone e Aristotele: e ciò per il mezzo che ella tanto bene auvisa col riconoscere un Entelechia a virtu innata attiva ne'corpi corrispondente per analogia al niso de' gravi al centro, o al globo: e consistente in un attuale nozione de' corpi impressa continuamente, o conservata in essi dal Autore della natura. Di che pero la spiegazione spero che haverò la sorte di leggere nella sua opera, non havendo trovato chi chiaramente e distintamente ne parli: e per altro parendomi che tutte le sette de Filosofi sotto diversi vocaboli l'ammettano eccetto forse i Peripatetici scolastici. Se il tempo me lo permettesse volontierissime m'allargherei con V.S. Illma sù quest'argumento.
Quanto alla correzzione del Calendario è vero che ne fù parlato in Roma, mà attese le altre gravi occupazioni della Corte si crede che se non si fà instanza a Prencipi e segnatamente dal Imperatore l'affare qui non sia per promuoversi: in tal caso però non si mancherebbe dal P. Generale (il quale è alto stimatore del merito di V.S.) di conconcorrere e offerire l'opera de suoi sudditi. E per fine resto riverendola con tutto l'ossequio del mio animo
Devomo et oblmo servire Gio. Batta Tolomei.
Roma 4 7bre 1694.