Series II Band 2 · No. 168.

MICHEL ANGELO FARDELLA AN LEIBNIZ

Padua, 12. September [1692]. [165.169.]

Italian

Illumo Sigre, mio Sigre, Padron Colendmo

Dubito, che quattro mie lettere consegnate al Sigre Mendelino si sieno smarrite, non havendone finhora ricevuto risposta alcuna da V. S. Illuma, per assicurarmi dunque del ricapito delle mie scrivo oggi a V. S. Illuma per due strade, indrizzando una mia al Sigre Mendelino, e l'altra alli Sigri Hopfer, e Bacmeister, premendomi molto giustificarmi appresso V. S. Illuma per il differimento della mia partenza verso costì. In molte mie lettere hò significato a V. S. Illuma, come la massima difficoltà, che hò qui incontrato per eseguire quanto l' hò promesso, è stata l' havere ricevuta la sua prima lettera in Padova nell'istesso tempo, che mi ero impegnato con questo Eccellmo Capitano di servirlo qui in tutto il suo reggimento di mesi, 16, con dargl[i]ene ferma parola. Io però senza sgomentarmi di ciò doppo alcuni mesi gli chiesi licenza affine di portarmi costì in tempo di Primavera, però Sua Eccellenza con grandissima finezza, mostrò di condescendere e solamente mi pregò che non mi partissi fin tanto che si fosse proveduto d'un altro Soggetto, e con questa arte lasciò passare la primavera, e l'està, valendosi intanto dell'autorità di molti miei amici, e principalmente del Sigre Marsilio Pappafava mio confidentissimo affine di non abbandonare il suo servitio, con larghe promesse di catedre e d'altri onori, e di vantaggio scrisse al mio Superiore generale in Roma, acciò mi comandasse di fermarmi qui almeno per tutto il suo reggimento. Nondimeno vedendomi sopragionto l'autunno risolsi fermamente di partirmi in questo mese, affine di trovarmi costì per ottobre, ma conoscendo impossibile ottenere la licenza pensai di supplicare questo Senatore acciò mi concedesse una settimana per portarmi a divertimento in Verona, deliberando poi passare di là a Trento per inoltrarmi in Germania. Ma come non mi piace operare a capriccio senza consigliarmi con qualche amico, mi portai da un Letterato mio confidentissimo, il quale mi hà sempre esortato ad abbandonare l'Italia, a cui con ogni candore comunicai il mio pensiero, però esso mi esortò a non farlo dicendomi non essere cosa onesta, ed onorevole abbandonare un servitio di molti anni con un inganno, il che mi haverebbe qui screditato come leggiero, ed ingrato ad un Senatore, che mi hà sommamente beneficato, tanto più che se il Cavaliere n' havesse preso qualche sospetto, mi mettevo in pericolo di inciampare in qualche laccio. Si riflette ancora, che non era a proposito portarmi costì in tempo d'Inverno, potendo molto pericolare la mia sanità, che perciò terminando questo reggimento insieme col vegnente inverno, potevo con tutta la quiete possibile, con ogni sodisfattione di questo Senatore partirmi nell'aprile venturo, celebrata la pasca, trovandomi in quel tempo fuor dell'impegno, senza che nessuno si potesse qui dolere delle mie risolutioni, non dubitando punto questo letterato, che V. S. Illuma non sia per gradire questa risolutione molto opportuna per accommodarmi a cotesto Clima, e fare la mia partenza con onore, e sicurezza, senza offendere le leggi dell'onestà e gratitudine. Questo consiglio mi parve così salutare e prudente, che hò sospeso l'attione, mentre ero in punto di vendere quanto havevo, per incaminarmi verso costì.

Hò posto avanti gl'occhi di V. S. Illuma tutto l'affare nel suo ordine, con tutta sincerità, e schiettezza, sicuro che essa approvarà la mia risolutione e che continuarà a proteggermi appresso Sua Altezza compatendo l'infelice conditione del mio stato, e la forte mia propentione di fare tutto con onore, e riputatione, senza contravenire alle leggi di Dio e della Società. Se V. S. Illuma con incomparabile bontà hà patientato finhora, la priego umilmente soffrirmi per questo altro tempo fin a Primavera, promettendole da huomo onorato di osservare puntualmente la parola, e si persuada, che se non havessi havuto inclinatione di ricevere l'impegno, che V. S. Illuma mi hà con tanta generosità proposto, le l'averei scritto liberamente senza palliatione, e doppiezza, essendo io inimicissimo della simulatione, ed inganno, tanto più che qui si tratta di beneficarmi nel corpo e nello spirito. Mi abbandono dunque tutto nelle sue braccia, e la supplico di sincerare, ed assicurare Sua Altezza della mia buona volontà, con addurle i potenti motivi, che mi hanno ritardato, e trattenuto ancora in Italia. Perciò la priego rispondermi subito per la mede[si]ma strada, acciò possa sapere l'intentioni di V. S. Illuma, ed assicurarmi della continuatione del suo patrocinio, come anche avvisarmi della maniera di vivere in cotesta Accademia e se l'aria di Volfembutel è conferente agl'Italiani, perche sperarei che si portassero costì due Giovani nobili, uno Venetiano, l'altro Veronese per coltivare il loro spiritoso talento in sì illustre Accademia, benché sia molto difficile, che un Nobile italiano lasci il suo paese per un altro.

Con l'occasione, che devo dimorare qui tutto l'inverno penso di mettere alla luce il mio secondo tomo filosofico, in cui fra l'altre cose darò un idea della sua nobile, e sublime Metafisica, nella maniera che essa mi comunicò tempo fà in Venetia. Io desiderarei non essere inferiore al Dottore Guglielmini che se V. S. Illuma gradì che le fossero dedicate le sue epistole idrostatiche, vorrei ancora sperare, che volesse gradire di leggere nel frontispitio di questo mio altro tometto il suo celebre, ed immortale nome, a cui penso consecrarlo, benché finhora non habbia voluto dedicare a nessuno la mia operetta, come si vede dalli miei primi tometti. N'aspetto per tanto il suo consenso, e stimo che non mi voglia privare di questo onore. Il Sigre Marchese del Pozzo nel suo ritorno che farà da Verona, mi portarà le notitie bramate e mi hà promesso darmi una copia dell'Ongarello. Le faccio per fine profonda riverenza, e mi resto

Di V. S. Illuma Umilmo Obligmo Devmo Sre vero Fardella

Padova 12 Settembre